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CaroJim
23 aprile 2012
Le nuvole si muovono veloci
E' oggettivamente vero;
Lo si vede, lo si percepisce e non si può negare.
Le nuvole si muovono veloci, non danno tempo di reagire, non danno tempo per pensare, egoisticamente spariscono e riappaiono.
Le nuvole sono libere;
Libere di fare ciò che più gli piace e come gli piace, non chiedono il permesso quando lo fanno e non sono educate.. E' proprio questo il bello.
Non gli interessa quello che vuoi vedere, loro lo coprono, non interessa se vuoi uscire, loro fanno piovere.
Quando sei distratto senza preavviso spariscono e te non le vedi più.








permalink | inviato da GL il 23/4/2012 alle 17:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
20 marzo 2012
C'era un tempo in cui il tempo esisteva per tutto e il tutto non esisteva per il tempo...
Quando ero bambino parlavo al mare, volevo onde piu alte.
Mi nascondevo dietro le tende di casa, davanti allo specchio mi ripetevo "un giorno volerò".
Cercavo e trovavo sempre tutto, per più notti facevo sempre lo stesso sogno.

Quando ero bambino l'importante era correre, salivo sugli alberi ma non sapevo piu scendere, riuscivo ad ascoltare tutto perchè il tutto mi considerava sordo, non mi piacevano gli omogeneizzati.
Guidavo una ferrari rossa sul poggia mani delle scale, non riuscivo a stare seduto.
Mi piaceva rompere giocattoli per il piacere di ricostruirli, anche se non ci riuscivo mai, a natale baciavo i pacchi sotto l'albero e in estate affondavo la faccia nell'anguria piu grossa di me.

Quando ero bambino odiavo essere fotografato, posare per qualcuno, ero imbarazzato alle mie feste di compleanno, non ho mai gattonato, mi piacevano i dinosauri, sognavo di diventare archeologo, mi divertivo ad ascoltare le fiabe ma non a leggerle, saltavo sul letto di mia sorella non sul mio.
Controvoglia a carnevale mi facevo travestire da dartagnan.. ma i baffi disegnati, quelli no, non se ne parlava proprio, dei libri ricordo solo l'odore della carta, guardavo lo stesso cartone all'infinito e non cambiavo mai.
Scrivevo storie sui quaderni di scuola, iniziavano tutte con "C'era una volta" e non finivano mai.
Ricevevo lettere dai miei genitori, non leggevo i biglietti, credevo il fango argilla, la vendevo a 100 lire a mio nonno, di nascosto spiavo nei cassetti di mio padre, trovai una foto dove rideva.

Quando ero bambino mangiavo le pietre, riconoscevo le stagioni dal profumo, lanciavo tutto fuori dalla finestra.

Quando ero bambino la mia faccia era consumata dai baci, non volevo tagliarmi i capelli, consideravo il topino dei denti molto avaro, regalavo gli anelli di mia sorella, scrivevo lettere d'amore..
Mangiavo le spighe verdi sui prati, avevo paura , non ero bravo a disegnare, collezionavo schede telefoniche, volevo avere un cane, mi ricordo quando dormivo dietro le sbarre.

Quando ero bambino sentivo chiamare il mio nome, volevo le scarpe con il velcro e non le ho mai avute, prendendo le sedie della cucina facevo finta di guidare, catturavo  grilli e li tenevo nella mano, tagliavo la coda alle lucertole, sentivo cantautori italiani degli anni 80' in macchina con papà.
Davo significato a ciò che non ne aveva, odiavo le recite scolastiche, piangevo ogni volta ero costretto a farne una, non mi piaceva sentire la mia voce al microfono, ero timido.

Quando ero bambino non sopportavo andare in piscina ma mi piaceva nuotare, bevevo sempre il latte la mattina mai i cereali solo biscotti, non mi piaceva la marmellata, Sotterravo in giardino amuleti.

Quando ero bambino il problema piu grosso era aiutare dender a tornare a casa, mio padre mi leggeva Fedro prima di andare a dormire, lo aspettavo con ansia tornare dal lavoro, era il mio "bacabs"

Quando ero bambino cercavo di parlare con Dio, non mi piacevano le macchine, preferivo le gru.
Avevo solo un amico per ogni anno, ero alto, nelle foto di classe non ridevo mai, mi piaceva andare in bici odiavo i pattini, indovinavo sempre la sorpresa dentro l'uovo di pasqua..
Compravo figurine solo per averne tante e sentirne l'odore, mi consideravo diverso, mi rompevo sempre le caviglie, mi festeggiavano anche l'onomastico, non capivo il perchè non esistessero i pennarelli di colore bianco, volevo essere marty e avere le sue scarpe, credevo nei fantasmi, odiavo la chitarra, guardavo al futuro, non avevo amici invisibili, non avevo un colore preferito, seguivo le impronte, ridisegnavo le nuvole.

Sono tante, sono fortunatamente troppe e non sono tutte qui, sono così tante che mi chiedo per quanto tempo sia stato bambino per viverle tutte e la cosa più bella e che non riesco a ricordarmelo.



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10 marzo 2012
Davanti a un albero in silenzio scaviamo e insieme cresciamo.
Sono una goccia trasportata dal vento;
Di foglia in foglia, di ramo in ramo, mi lascio scivolare.
Disegno cerchi concentrici prima di sparire.
Ora sono acqua in un fiume di sogni.
Seguo il corso, assecondo cascate, diventando rugiada ora salgo, ora scendo.
Sfiorando le nuvole cavalco il tempo,
Su mattonelle rosse piccoli rospi al guinzaglio riempono giornate.
Casa sull'albero, il sorriso di mia sorella.
L'odore della cucina di mia nonna.
Impariamo la solitudine seppellendo canarini nella terra umida,
Cresciamo insieme nascondendo segreti che solo noi conosciamo...  che solo noi possiamo amare.
Riunchiudiamo i nostri piu bei ricordi color seppia, non li facciamo uscire. 





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8 marzo 2012
Baratto
Due mondi sconosciuti si vengono ad incrociare. 

Li nel fiume dove il tempo non esiste, due uomini fino a quel momento sconosciuti trovano un punto di contatto
A dividerli in apparenza nazioni, idee, religione, lingua, etnia, età, ideali, aspirazioni.. Tutto.. o quasi..
Capisco molte cose, capisco chi ero e chi sono adesso, cosa stupidamente pensavo e cosa invece il tempo è riuscito a farmi comprendere. Capisco la fortuna che ho avuto di conoscere in così breve tempo persone, che hanno modificato in me un punto di vista troppo banale e superficiale per resistere, per esistere. 
Staccarmi dal flusso che la situazione mi porta a seguire.
Sto cercando di farlo.
Sto andando ai 200 km/h e il brutto è che non me ne sto più accorgendo, ormai è talmente diventata un'abitudine che non ci faccio quasi più caso. 
Invece di andare avanti preferisco fermarmi per un secondo, solo un secondo solo adesso. 
La convinzione in me che valga la pena ascoltare ogni uomo o donna che si incrocia nella propria vita, che qualcosa mi insegnerà che qualcosa porterà, sia quel che definiamo una brava persona o  sia l'ultima merda di questa terra, è ormai sigillata perennemente in me.

Vediamo cosa ha da dirmi.

La prima cosa a dirmi è il suo nome la seconda è dirmi da dove viene, il paese da dove è nato, come terza cosa mi porge la mano in cenno di saluto, quasi distrattamente gliela stringo dicendogli il mio nome.
Mi accorgo e si accorge del mio sguardo stranito, lo guardo quasi fosse un alieno, si è solo presentato in fondo. 
Pensare che se fosse successo qualche tempo fa lo avrei mandato a cagare subito.. Beata gioventù.. no, idiota gioventù.


Non sono abituato a tutta questa confidenza, mi ha sempre infastidito, ma stranamente lui no.
Ora penso:

Arriverai al punto, se sei qui di fronte a me è perchè hai bisogno di qualcosa, tutti vogliono qualcosa, nessuno viene e si presenta dal nulla così per il piacere di conoscerti. 
Mi chiede se sto bene e se gli affari vanno bene.. 
Gli rispondo:  Si... gran brutto sorrisino.
A quel punto prendo io l'iniziativa, la persona più curiosa che conosco a questo mondo sono io e senza pensarci due volte gli chiedo: 
Da dove viene? 
Risponde Pakistan.. 
Ho due figlie laggiù.. mi dice lui. 
Gli chiedo se sono da sole
Mi risponde si. 
Tua moglie? Incalzo io..
Mia moglie è morta...
Perchè non porti le tue figlie qui?
Li stanno bene è casa loro, io lavoro per aiutarle, non voglio rubare, "Io no fare male"

STOP.

Penso.. Cazzo sto qui mi sembra un dritto


Gli chiedo cosa vuole, me lo indica con il dito..

Li hai i soldi?
No però di posso dare qualcosa in cambio.
Cos'è un baratto? 

Non so descrivere molto bene la situazione assurda e irreale in cui mi trovavo ma mi piaceva alla grande, mi sentivo a mio agio. Non so neanche spiegare cosa mi passò per la testa quando gli dissi:

Ok va bene. Baratto.

Ho capito solo qualche istante dopo la sua faccia. Molto probabilmente l'aveva buttata li così, magari l'aveva fatto altre mille volte con altre mille persone.. penso non se lo aspettasse. 

Dopo aver completato lo scambio, inizia a rovistare tra la sua borsa, ha 2, 3 di quei sacchettini bianchi di carta, mi ricordano quando ero bambino e mio nonno mi riempiva le mani di caramelle.

Tira fuori un braccialetto, fatto tutto di perle azzurre, e mi chiede:

Sei fidanzato?
No rispondo io
Hai una sorella?
Si..
Tieni regalalo a chi vuoi.

In quel momento ricordo di avere una sorella... Quando dai 200km/h passo a tartaruga zoppa, mi ricordo anche che esiste lei nella mia vita. Sono cose scontate se ci si pensa, ma a 200 non distingui figure e immagini.
E' come essere nel posto passeggero posteriore di una macchina che sfreccia in autostrada, se guardi fuori dal finestrino vedi passare tutto velocemente, sembra che l'ambiente si stia deformando, le uniche cose che riesci a inquadrare chiaramente senza fatica e per quello che effettivamente sono, ti accorgi essere solo le nuvole alzando lo sguardo.  

Tira fuori un'altro braccialetto.. perline più piccole rosse e nere, ogni 4 un tubino arancione che ricorda fantasia di conchiglie sulla spiaggia.




Questo è per te.
I grazie si sprecano da ambo le parti.
Stretta di mano.. è stato un piacere.. parlare con te.












permalink | inviato da GL il 8/3/2012 alle 19:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
1 marzo 2012
LA TORRE
Eternamente imprigionato nei miei sogni costruisco la mia torre;
Perdendomi nei profondi dettagli della mia mente gioco a nascondino con i miei pensieri.

Costruisco la mia torre.
Fatta di incertezze, amore, gioia e rabbia. 
Fatta di paure, quelle piu nascoste, quelle piu segrete, quelle piu scomode;
Quelle che piacciono a me..
Senza scendere a compromessi non nascondo le sconfitte, vivo di vittorie.
La mia torre e' fatta di dolcezza...
Proprio quest'ultima voglio rapire,
Portarla giu fino in fondo.
Farla mia.

In fondo esserlo...

Si getta giu' il nostro eroe,  non ha paura, non teme il buio e non teme l'altezza. Come gli ha insegnato il suo vecchio, faccia sporca contro il vento e animo candido a toccare il cielo. Piu colpi prende e piu diventa consapevole che il dolore e' vero, esiste ed e' reale.. Ma i lividi passano, quelli guariscono in un modo o nell'altro. 
E allora giu' tanto il fondo non lo potra' mai  toccare.
Il nostro eroe ora e' solo.
Calzamaglie e conigliette impazzite non fanno per lui. 

E' solo. 
Tu sei solo. 

La consapevolezza di non avere un senso, di non avere un creatore, di non avere una morale, di non avere dei doveri, di non avere niente di quello che noi conosciamo o forse di quello che ci hanno confezionato, lo riporta ad essere quello che in fondo e' sempre stato.. Un'idea senza un inizio ne una fine, un'idea talmente potente e irrazionale da farlo sembrare quell'essere ben pensante che vogliono che sia. 
Ma questo eroe e' diverso... 
E' con sole 3 parole e un gran bel sorriso stampato sulla sua faccia vola via e risale la sua torre.

VI HO FREGATO 








permalink | inviato da GL il 1/3/2012 alle 23:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
23 febbraio 2012
4 corde
Era notte lo ricordo bene. 
Ricordo l'umidita' entrare nelle ossa, ricordo rane d'estate e  molte tombe luccicanti...  
La chiave  gira, click click..  Luce, jack, boooooom.

Quella volta presi le mie quattro corde, quelle che mi salvarono da morte sicura, quelle della resurrezione, quelle dell'adrenalina...
Con la mano sinistra le accarezzo violentemente e ci danzo sopra, onde orrizontali e verticali, con la mano destra ci cammino a piedi nudi.
A volte corrono le dita, a volte rallentano..  sembrano impazzite, freno a mano rotto gente. Ah se vanno...
Occhi chiusi ma la testa sempre in su.
Apro gli occhi e  vedo solo ragnatele e un soffitto bianco, instabile,  irregolare.
Grosse voragini buie;
poi di nuovo giu a occhi chiusi..
Guardo l'ora sono le due di notte...
Anche l'orologio di plastica bianca trasparente , inchiodato su poster di gente che non c'e piu, sembra impazzito, le lancette vanno indietro e avanti velocemente.. 
Alla mia destra ho un diavolo che non sta un attimo fermo, a lui non interessa che ore sono, batte solo sulle sue pelli, sempre piu forte.
Sembra divertito e sta li sul suo trono sopraelevato, mi guarda senza dare nell'occhio.
E' lui che decide dove si va e a quanto si va..
E' stanco del mondo, stanco del passato e pensa solo al suo futuro, si vede che non e' molto convinto dei suoi pensieri.
Riesco a scorgere  la speranza nei suoi occhi, e' proprio li tra un jack daniel e un martini, brutta storia quella. 
Il diavolo ne ha di piatti dove mangiare, ma e' magro come un chiodo. 
Mi giro.... 
Alla mia sinistra ho il poeta contandino,  con un cappello di paglia e una barba nera lunga ondeggia la testa, le sue dita sembrano tentacoli di carta  che viaggiano sulla sua fedele  tavola da surf,  tutta nera con un sorriso bianco di altri tempi. 
A vederlo da l'impressione di essere un maestro che odia i maestri, si vede invece che ama la terra,  che ama tutto quello che puo amare, lui vuole essere l'amore... La sua  cicatrice di versi in prosa che urla si impossessa della stanza, la dilania, fa venire i brividi e anche i suoi suoni gutturali incomprensibili per chiunque sia li e lo ascolti trasudano emozioni... 
Tiene stretto a se un vecchio libro giallastro, completamente sottolineato.. 
Ora e' la sua musa ispiratrice.
Lo vive, lo lancia, e poi lo riprende.. Scorgo l'autrice.. "Alda merini"...
Intanto il diavolo gli sta sempre dietro batte sempre piu forte, sgretola il legno sul legno e fa vibrare il suo cerchio d'orato, sa che non si puo fermare, ha lo scotch sul tasto "play".
Flash..
Mi accorgo che la goccia di sudore del mio dito indice e' aggrappata alla prima corda e velocemente risale tra una scossa e l'altra. 
Giro la testa e di fronte a me ho il "cacciatore di sogni", un nativo americano che sembra appena uscito da "balla coi lupi", non si riesce a capire quanto sia vecchio o quanto sia giovane,  e' un bambino con lo sguardo di un vecchio saggio.. Penso tra me e me..
La sua gioia e' contagiosa, la sua mano lesta a rubarti pensieri profondi,  capelli lunghi e neri, selvaggi, non raccolti , la sua ascia ha 6 corde, colpiscono come freccie e non finiscono mai, il suo scudo e' pieno di buchi, molte battaglie e lune ha visto, non lo cambia, a lui piace cosi.. 
Luccica e mi ci specchio dentro..
Anello di congiunzione credo..  fonte di ispirazione.
Un direttore d'orchestra  che dirige il diavolo e asseconda quel pazzo del contandino barbuto con il cappello  di paglia... Sembra quasi si conoscoscano da una vita.. Chissa'.. 
A me sorride, come un padre che guarda suo figlio, si sta divertendo da matti e noto subito il suo piede andare su e giu.
Praticamente ormai non sa piu neanche di che colore e' il cielo....  e pensare che l'ha disegnato lui e neanche lo sa... Meglio cosi!
Sembra felice di cio che sta plasmando, anche io lo sono;
Il suo corpo e' li ma la sua anima e' sulla luna, la pensa sempre e solo quella esiste, ed e' a lei che dedica ogni singolo secondo della sua vita..

La fatica inizia a farsi sentire.. 
Le mie 4 amiche se ne fregano, fosse per loro si andrebbe avanti per secoli. 

Quella notte io e lo spirito guerriero stipulammo un patto, niente guerra e niente agguati, niente di niente, almeno per quelle poche o tante ore, il tempo era diventato un dettaglio del tutto trascurabile..
Erano anni che non si stabiliva una tregua, credo che non siamo mai stati cosi vicini come in quella notte.

Il  cerchio si chiude.  Ed e' li che mi accorgo che il cerchio siamo noi..

Ormai e' tardi anche  l'orologio si e' fermato.

Il diavolo tra qualche ora sara' sopra i sui suoi libri che non vuole studiare, contro il mondo per natura, ma a esaltare (contrariamente a quello che si pensa), giustizia, rigore e sobrieta'.
Il poeta contadino sarà  ad arare la sua terra, con il sole in faccia e un sorriso che spacca i fiumi che irrigano i campi.
Il nativo americano invece vestirà la sua luna... dando un bacio a venere uscirà di casa, felice di toccare con mano la sua pacatezza d'animo e la sua soddisfazione per una vita serena e tranquilla.. Quella che ha sempre desiderato.

 e io? 

Click.. click.. click..  le luci si spengono la porta si chiude. 




permalink | inviato da GL il 23/2/2012 alle 23:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
19 febbraio 2012
- Corrente -
Voglio risalire la corrente della mia anima,
Voglio arrivare al delta, scoprire segreti,
Ricordare cio' che ho dimenticato...
Vedere quello che non ho ancora visto;
Scoprire quello che sono e scoprire quello che saro'.
Scoprirmi..
Togliere terra e fango, brillare senza riflesso, brillare senza tregua.
E poi...
Dimenticarne il senso e ritornare radice in una terra troppo debole per tenermi a se.



permalink | inviato da GL il 19/2/2012 alle 18:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
9 febbraio 2012
Aforismo di un fratello, troppo geniale o soltanto troppo ubriaco..
La vita e' un passaggio!
Grandi cose ci si prospettano...
E...
Decideremo della vita della gente a tavolino
Bevendo te' al limone e una birra chiara..



permalink | inviato da GL il 9/2/2012 alle 23:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
6 febbraio 2012
Inizio dalla fine
Caro Jim...

Eccoci qui a postare le prime righe, in questo 6 febbraio dell'anno 2012, con le dita troppo infreddolite per scrivere, con lo stromaco vuoto e uno scazzo di altri tempi che in questi giorni mi porto dietro.
Cose già fatte, frasi già dette e forse cose che ho anche già scritto, cancellate e poi riprese.
Fiumi di parole che ancora devono uscire, ore ancora da perdere dietro al mio fedele notebook tra una pausa e l'altra, poesie da trascrivere per non dimenticare e quelle ancora da creare, bestemmie contro il mondo e contro "il tutto ma alla fine niente".
Aspettando l'ispirazione, per non perdermi nella velocità che la mia vita mi impone, nella superficialità che il mio lavoro cerca di far deformare e assorbire, nei soldi e nei calcoli,  per non perdere quella scintilla che ho sempre inseguito, per non dimenticare la mia e la nostra unicità. 
Alla fine e' sempre stato così e credo sarà cosi per sempre nella mia vita, i miei pensieri le mie azioni, tutto in un vortice disordinato ma lineare. La mia inquietudine esistenziale mi spinge sempre oltre, oltre ogni immaginazione, e creo e mi diverto, piango e soffro e poi penso penso penso penso, penso sempre, penso troppo. Cerco di carpire tutti i singoli atomi che mi circondano. Rallento il tempo, lo velocizzo e poi lo blocco. La solitudine mi ispira, mi fa toccare con mano la mia esistenza e la mia anima.
Scrivo per lasciare impresso nel tempo e nello spazio immagini, suoni, profumi che nel medesimo istante fotografo con la mente e con lo spirito. 
Scrivo per riuscire a distaccarmi dalla maschera che quotidianamente porto, dai meccanismi morbosi che il mio lavoro e che questa vita mi costringono a creare, per far vedere solo quello che voglio far vedere, per non affogare, per sopravvivere... 
Scrivo a te Jim il primo post di questo spazio perchè sei stato te che negli ultimi anni mi ha ispirato. 
Perchè sono state le tue parole, il tuo carisma e la tua voce a farmi sentire meno solo, a credere che esista un mondo diverso, diverso da quello che ci hanno disegnato. A credere che il pittore di questo quadro sono io, e sono io che decido quali colori usare. 

Ora vado Jim, troppo freddo troppa fame e troppo lavoro da iniziare.. Rock n' Roll

Grazie Jim.   
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«Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati»

«Dove andiamo?»

«Non lo so, ma dobbiamo andare »

(Jack Kerouac - On the road)



IL CANNOCCHIALE